sabato, dicembre 10, 2005

Pozzallo(RG) 20 dicembre conferenza del Coordinamento Antirazzista Libertario

Il Coordinamento Antirazzista Libertario della provincia di Ragusa ha indetto per martedì 20 dicembre a Pozzallo, presso la pinacoteca comunale (di fronte la Bottega del commercio equo e solidale), una conferenza con dibattito sul tema della legge Bossi-Fini (e Turco-Napolitano), della chiusura dei CPT, dell'accoglienza.
Siete tutti invitati ad intervenire. L'inizio è fissato per le ore 17,00

venerdì, dicembre 09, 2005

manifestazione 28 dicembre Trapani (organizzazione pullman)

In previsione della Manifestazione commemorativa del rogo del C.P.T.
"Serraino Vulpitta" indetta dal Coordinamento per la Pace di Trapani
per il 28 dicembre
Il COORDINAMENTO ANTIRAZZISTA LIBERTARIO
propone
L' Organizzazione di un pullman di tutte le forze della provincia
interessate a partecipare al corteo

Si prega di far pervenire le adesioni entro il 20 dicembre inviando una mail al seguente indirizzo: antirazzismo@gmail.com

NOTE: Se entro il 20 dicembre si sarà raggiunto il numero minimo di
adesioni che ci consentirà di noleggiare il pullman, comunicheremo le
quote individuali di partecipazione.
09/12/05 Coordinamento Antirazzista Libertario

martedì, dicembre 06, 2005

Cerimonia funebre laica (articolo molto interessante

DA REPUBBLICA DEL 30 NOVEMBRE 2005:

Sono già 25 i corpi recuperati dopo il naufragio
E il sindaco intitola una strada alle vittime senza nome
Modica, la strage dimenticata
non erano latitanti, erano morti


Sono passati più di dieci giorni eppure continuano ad arrivare. A volte si
nascondono tra gli scogli, a volte si sdraiano sulla battigia. I più audaci
si spingono fino al mare su cui s'affaccia Piazza Mediterraneo, il salotto
all'aperto dell'estate modicana. Qualcuno, dotato di un certo senso
dell'ironia, ha deciso addirittura di farsi trovare davanti a uno
stabilimento balneare dal nome evocativo: "Le Iene".

A oggi sono venticinque, ma solo i primi nove hanno avuto l'onore dei titoli
di testa e delle copertine. Gli altri sedici hanno ottenuto al massimo
qualche articolo nelle cronache provinciali e regionali siciliane. Strano.
Non era una gara di corsa: l'ordine d'arrivo non avrebbe dovuto avere alcuna
importanza. Ancora più strano se si considera che i primi nove arrivati non
hanno fatto niente di più degli ultimi sedici. E, d'altra parte, i nove e i
sedici, cioè i venticinque tutti assieme, non hanno fatto nulla di più di
tanti altri prima di loro: dai dieci ai ventimila, se si comincia a contare
dalla metà degli anni Novanta.

Sono tutti morti. Allo stesso modo - annegati nel Mediterraneo mentre
tentavano di raggiungere le coste dell'Europa - nello stesso giorno, lo
scorso 18 novembre, quasi certamente negli stessi istanti.

E' la parte nota della storia, quella che è andata in prima pagina. Mare
forza sei-sette, un barcone arenato sulla spiaggia di Sampieri, 177 persone
(qualificate come "clandestini" sulla base di una convenzione linguistica
che ignora la Convenzione di Ginevra del 1951, e cioè l'eventualità che
potesse trattarsi di rifugiati politici) affamate e intirizzite. Tra loro
sette minorenni e tre donne. Tutti gli altri, uomini per la quasi totalità
giovani. E poi i soliti fantasmi, gli annegati.

Quanti? Addirittura ottanta, secondo la primissima stima, determinante nel
risvegliare la sensibilità statistica del mondo dell'informazione: si
sarebbe trattato di una vera e spaventosa ecatombe. Poi, nei più prudenti
calcoli successivi, una ventina. Quindi, nemmeno uno. Si diffuse, infatti,
l'ipotesi che i passeggeri mancanti fossero riusciti a raggiungere la
spiaggia per poi disperdersi nelle campagne del ragusano, prima di
raggiungere qualche stazione ferroviaria siciliana, quindi la penisola
italiana, l'Europa, l'Occidente.

La storia nota finisce qua. Con quel dubbio sul numero dei morti, con
l'ammessa eventualità che i dispersi fossero effettivamente tali. Cioè non
morti, come dopo un qualunque tsunami, ma vivi e vegeti. Nuovamente
"clandestini". Più che dispersi, insomma, latitanti. Non era così.

I fantasmi, come nella più classica delle storie dell'orrore, hanno
cominciato a manifestarsi appena le luci si sono spente. Prima cinque tutti
assieme, poi tre, quindi uno e poi altri tre. L'ultimo tre giorni fa, sulle
spiagge di Santa Maria del Focallo, tra Ispica e Pozzallo, proprio davanti
al Lungomare Kennedy.

Così, sommando i primi nove ai sedici ritardatari, il naufragio di Sempieri
ha raggiunto la zona alta della classifica delle tragedie del Mediterraneo
(e non è nemmeno escluso che guadagni qualche altro posto, con l'aiuto del
vento). Ma è successo tutto troppo tardi, soprattutto senza alcun riguardo
per i principi della "notiziabilità".

Sarebbe finita qua se non si fosse verificato un fatto sorprendente.
Eversivo, forse. Il sindaco di Modica, come i suoi concittadini inorridito
dallo stillicidio di cadaveri, ha deciso di intitolare una strada alle
vittime anonime della tragedia del 18 novembre 2005. Poi, un gruppo di
modicani ha affisso sui muri un manifesto in cui si chiede "perdono per
tutte le vittime sprofondate nel nostro colpevole mare d'indifferenza". Come
se non bastasse, per domani, i sindacati hanno deciso di convocare una
cerimonia funebre laica, una specie di corteo di suffragio, al quale - è
facile prevederlo - prenderanno parte italiani e immigrati. Un corteo
meticcio, come direbbe il nostro presidente del Senato, che sostituirà con
delle povere fiaccole i riflettori della tv.

dal manifesto di domenica 4 dicembre 2005 (1.sulla manifestazione; 2.occupazione misericordia Roma)

Migranti, in tanti per i diritti
Alla fine sono arrivati in migliaia, nonostante la pioggia, italiani e stranieri per chiedere uguali diritti e libertà di circolazione per i migranti. Ieri Roma si è trasformata nella capitale straniera per la manifestazione nazionale sull'immigrazione. Ma questa volta, a differenza dell'anno scorso, in piazza sono scesi anche tanti italiani. La cittadinanza a metà che scontano gli immigrati nel nostro paese, d'altronde, non è dissimile alla condizione di chi cittadino lo è a tutti gli effetti, a cominciare dalle condizioni di lavoro. Grandi organizzazioni e piccole realtà. Tantissimi gli africani, soprattutto richiedenti asilo e rifugiati come quelli dell'occupazione di via Lecco a Milano che hanno partecipato con un loro striscione. Ma la giornata è stata inaugurata da un blitz organizzato dagli studenti: l'occupazione della sede nazionale delle Misericordie, l'organizzazione cattolica che gestisce diversi centri di permanenza in Italia, tra cui quello di Lampedusa. Proprio ieri, avevano organizzato una riunione per discutere della gestione dei centri. L'operazione di disturbo è perfettamente riuscita.
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E la Misericordia finisce nel mirino
Studenti e precari occupano la sede dell'associazione che gestisce vari cpt
CINZIA GUBBINI
ROMA
«Nessuna misericordia per i cpt». Uno striscione appeso proprio all'ingresso della sede nazionale della Misericordia a Roma, un «blitz» organizzato dagli studenti in movimento - qualcuno arrivato anche dal nord - hanno rotto le uova nel paniere al Direttivo nazionale dell'associazione cattolica, che ieri doveva riunirsi nella capitale per parlare della gestione dei centri di permanenza temporanea. Alla fine, sotto la pioggia e sotto gli sguardi degli occupanti, diversi delegati hanno lasciato la sede, finché un comunicato diramato dall'associazione ha fatto sapere che la riunione non si sarebbe più svolta in quel luogo. «La faranno da un'altra parte? Non lo sappiamo, ma non è questo che ci interessa e non abbiamo alcuna intenzione di rincorrerli - ha spiegato Francesco Raparelli di Esc - La nostra azione ha raggiunto l'obiettivo, disturbare questi consessi in cui si pratica un'ipocrisia inaccettabile: mettere insieme l'umanitario e lo spirito caritatevole cattolico con la gestione di questi lager». L'occupazione organizzata dagli studenti mobilitati contro le leggi Moratti e Zecchino sull'università è stata una degna apertura della giornata nazionale per i diritti e le libertà dei migranti: «E' il migliore contributo al corteo che potevamo dare - ha detto Michele, degli studenti veneti - Abbiamo già vinto a Gradisca, dove la Croce Verde ha rinunciato alla gestione del centro di permanenza, a Vicenza contro la società che gestiva il catering del cpt di Bologna, a Bari contro la Croce Rossa. Questa è una battaglia che si piò vincere». Il movimento ha da tempo individuato nel «sanzionamento dal basso» delle organizzazioni e delle società che collaborano con la gestione dei centri di permanenza temporanea un buon modo per distribuire granelli di sabbia nell'ingranaggio che fa funzionare i cpt.

Per La Misericordia, che ormai sta espandendo la sua presenza a tutte le altitudini quando si tratta di gestire i centri di permanenza temporanea, un ennesimo danno di immagine. Ieri il presidente della Confederazione delle Misericordie d'Italia, Gianfranco Gambelli, ha chiesto un incontro con gli studenti: «Vorremmo dialogare con gli studenti che hanno occupato. Attendiamo una loro indicazione in proposito». All'occupazione ha partecipato anche il consigliere «disobbediente» Nunzio D'Erme: «tutti i centri di eprmanenza temporanea devono essere chiusi. Vorremmo venga svelata la loro essenza inumana e criminale - ha detto - Ben poco di misericordioso ha La Misericordia che concorre all'esistenza di questi lager»

lunedì, dicembre 05, 2005

Ancora ipocrisia, sarà il clima elettorale

Nel frattempo è stato rinvenuto il ventiseiesimo cadavere a Sampieri e invece vorrei raccontarvi un aneddoto su quest'ultima fiaccolata. Venerdì saranno state una ventina di persone (e una trentina di sbirri), durante il minuto di silenzio una donna dell'Est Europeo rinchiusa dentro il lager sbatteva sulla rete e gridava a squarcia gola mentre la sinistra giovanile e i DS erano in profondo raccoglimento.
Chissà cosa passava per la testa delle recluse? Chissà cosa gridava la signora?


Inoltro l'articolo
(La Sicilia, 4 dicembre '05) Immigrazione nuovo sit in «Il Cpt va chiuso»

Per non dimenticare. Ancora una volta. Quei corpi senza vita trasportati dalla corrente, involucri di uomini alla ricerca di una vita migliore, non possono passare inosservati, così come se nulla fosse. Ed ecco perché la società civile dell'area iblea, dopo il tragico sbarco del 17 novembre scorso sulle spiagge di Sampieri, costato la vita a 25 persone, si è mobilitata, forse in modo nuovo, senza precedenti, per sensibilizzare l'opinione pubblica, per porre in primo piano una emergenza diventata nel sentire comune quasi ordinarietà (gli sbarchi, negli ultimi tempi, si sono succeduti con una ciclicità impressionante) e che però tale non potrà mai essere per il sostenuto grido d'aiuto che arriva da uomini e donne che hanno deciso di abbandonare le terre in cui sono nati per provare a vivere meglio. Ecco perché, dopo la fiaccolata promossa giovedì sera a Pozzallo da Cgil, Cisl e Uil, venerdì sera, a distanza di 24 ore, è stata la volta di un sit in dinanzi al Centro di permanenza temporanea di viale Napoleone Colajanni, a Ragusa, organizzato stavolta dalla Sinistra giovanile. «Un sit in - ha spiegato il coordinatore della Sg, Mario D'Asta - che si è posto come obiettivo quello di coinvolgere le persone comuni, chi questo problema della clandestinità non lo vive direttamente e però non può fare a meno di considerare come l'emergenza ormai abbia superato la soglia di guardia. Occorrono delle politiche serie per affrontare il problema, non certo una legge come la Bossi-Fini che ha fatto nascere tanti altri problemi. La Sinistra giovanile su queste tematiche è profondamente impegnata anche in provincia di Ragusa, non dimenticando che il numero degli sbarchi, negli ultimi anni, è notevolmente cresciuto, non dimenticando che stiamo scontando un bilancio di vite umane, purtroppo tutte perdute, che non ci fa stare a posto con la nostra coscienza».
Al sit in presente anche il senatore dei Ds, Gianni Battaglia, il segretario cittadino del partito della Quercia Elio Cassarino e la responsabile del coordinamento Donne Ds, Gianna Miceli. «E' una risposta - dice Stefano Iozzia, vice segretario di Sinistra giovanile - che abbiamo voluto dare a chi ritiene che questi fenomeni possano fare parte di una ordinarietà che non ci appartiene. Un sit in come questo era necessario a conclusione di una tragica raccolta di cadaveri che nessuno avrebbe mai voluto che si ripetesse dopo quanto accaduto tempo fa sulle coste di Scoglitti. Eppure, a distanza di tempo, ci siamo dovuti confrontare con un'altra tragedia del genere. Significa davvero che più di qualcosa non funziona, che ci vogliono delle risposte serie da fornire alla collettività, a queste persone che scelgono la nostra terra per sperare in un futuro migliore». Anche il segretario cittadino dei Ds, Elio Cassarino, ha sostenuto la necessità di uscire da una questione di ambiguità per quanto concerne la Bossi-Fini. E lo ha rimarcato in occasione del sit in.
«Quella che stiamo vivendo - ha affermato - è una vera e propria emergenza umanitaria. Non si può continuare a fare finta di niente oppure a pensare che le soluzioni esistenti, quelle messe in campo da tempo, siano adeguate a fronteggiare questa drammatica situazione. Dobbiamo procedere nella direzione di una rivisitazione di certi aspetti che meritano una condivizione assoluta del rispetto e della dignità da dare alle persone. I Centri di permanenza temporanea non hanno motivo di essere. Le soluzioni da trovare sono altre.Non si possono costringere degli esseri umani che non hanno fatto niente di grave a rimanere dentro una struttura, con la forza».

domenica, dicembre 04, 2005

il bianco e il nero: due articoli da Ragusa.net

dalla rabbia sbirresca all'ipocrisia natalizia; ho trovato due articoli che vale la pena leggere.


Servizi di controllo contro l'immigrazione clandestina

I Carabinieri della Compagnia di Ragusa hanno arrestato quattro tunisini per violazione della legge Bossi-Fini. Gli arresti sono stati eseguiti nell'ambito di un servizio straordinario di controllo a Santa Croce Camerina. I militari dell'Arma hanno cinturato la città controllando una ottantina di immigrati. Diciannove sono risultati non in regola con il permesso di soggiorno: per quattro, come detto, è scattato l'arresto, in quanto in precedenza avevano ricevuto il foglio di espulsione dal nostro paese, ma non lo avevano rispettato. Altre quattordici persone sono state munite del decreto di espulsione: dovranno lasciare l'Italia entro cinque giorni. Infine un minore è stato affidato alla Casa Famiglia "Rosetta" di Ragusa. Il servizio di controllo, effettuato su disposizione del comandante provinciale, tenente Colonnello Perdichizzi, ha visto l'impiego di una quarantina di uomini e di un cane del nucleo cinofili di Nicolosi. A manifestare l'esigenza di tale operazione era stato il comandante della stazione di Santa Croce, dal momento che nella cittadina rivierasca si erano verificate diverse risse tra immigrati. L'ultima era avvenuta una decina di giorni fa quando un immigrato era stato pestato, molto probabilmente nel corso di una lite. Adesso si trova ricoverato all'ospedale "Cannizzaro" di Catania. Un servizio straordinario di controllo è stato attuato anche dai Carabinieri della Compagnia di Modica. A Sampieri i militari dell'Arma hanno arrestato un algerino di 20 anni per tentato furto. A Scicli un albanese è stato arrestato per violazione della Bossi-Fini.


CPT DI RAGUSA, LA STORIA DI DORINA

Questa è solo una delle tante storie di migranti, una storia che ha visto il Centro di Permanenza Temporanea di Ragusa fra i tristi scenari della vicenda, una storia che deve fare riflettere. Protagonista è una cittadina rumena, Stela Dorina Lacatus, 42 anni, affetta da una grave malattia fisica che riguarda il distacco degli organi interni. Dorina abitava in una baraccopoli alla periferia di Catania. Il 10 novembre è stata svegliata, insieme alla sua famiglia, alle sei del mattino dalle ruspe mandate dal comune per bonificare l'area. Dorina ha lasciato la propria casa senza prendere la documentazione relativa al suo stato di salute. Ha perso tutto quello che possedeva. Tramite un'associazione catanese ha potuto documentare, ma in rumeno, il suo stato di salute. Dorina, però, è stata trasferita nel Centro di Permanenza Temporanea di Ragusa in attesa di essere rimpatriata perchè risultata clandestina secondo l'attuale legge sull'immigrazione. E' arrivata da sola, senza la famiglia e senza il figlio, cui è stato rilasciato un decreto di espulsione ed un invito a lasciare il territorio entro 5 giorni, pena l'immediato arresto e il giudizio per direttissima. Il Cpt di Ragusa, infatti, ospita solo donne. Poi succede qualcosa di particolare. Secondo un'interrogazione a risposta scritta, presentata dal deputato alla Camera Giovanni Russo Spena di Rifondazione Comunista martedì 29 novembre, il 21 novembre il Giudice di Pace di Catania sospende il decreto di espulsione nei confronti di Dorina, ma il 22 novembre alle 16,45 la rumena viene ugualmente imbarcata su un volo in partenza da Fontanarossa e rispedita in patria. Il caso di Dorina è in mano all'avvocato Rosa Emanuela Lo Faro del Foro di Catania, che ha presentato richiesta di misure provvisorie, in applicazione dell'articolo 39 del Regolamento della Corte europea dei Diritti dell'Uomo ("in caso di regolamento amichevole, la Corte cancella il ricorso dal ruolo mediante una decisione che si limita ad una breve esposizione dei fatti e della soluzione adottata"), e ha preannunciato un'azione nei confronti del Governo Italiano, avverso l'espulsione dei cittadini bulgari e rumeni dalla baraccopoli di Catania. C'è un altro dato su cui riflettere: Romania e Bulgaria entreranno a far parte dell'Unione Europea nel 2007. Bulgari e Rumeni che fra due anni potranno circolare liberamente in Italia, al momento sono considerati clandestini e rimpatriati con il divieto di rientrare nel nostro Paese per dieci anni. Il provvedimento di espulsione nei confronti di queste persone dovrebbe decadere fra due anni. Dorina è solo passata da Ragusa, anzi dal Cpt di Ragusa, ma la sua storia deve servire a farci riflettere.

venerdì, dicembre 02, 2005

Chi sono i colpevoli?

Le stragi dei migranti in mare morti nel tentativo di attraversare il Canale di Sicilia, è in primo luogo responsabilità del sistema capitalista che schiavizza e riduce alla fame intere popolazioni, che provoca guerre e obbliga all'esodo le generazioni più giovani alla ricerca di fortuna nell'Occidente opulento.
Nel nostro mare, si muore a causa della chiusura delle frontiere e la militarizzazione delle coste, che costringono i migranti ad affidarsi alle cosche criminali per affrontare il lungo viaggio della vita o della morte. Leggi come la Bossi-Fini e la Turco-Napolitano, hanno costretto alla clandestinità esseri umani alla ricerca di lavoro e di un futuro. Leggi razziste e criminali colpevoli dei naufragi, degli annegamenti, degli omicidi, della segregazione nei Centri di Permanenza Temporanea e delle deportazioni in Libia.

POZZALLO E' L' AVANPOSTO DELLA FORTEZZA EUROPA!
Denunciamo che nel capannone della Dogana non si fa vera accoglienza: marchiati e privati di beni personali, questi individui subiscono un disumano processo di idenficazione. E' un luogo fantasma dove l'accoglienza dei disperati, stremati e terrorizzati dalle peripezie del viaggio, è fatta da poliziotti che sfoderano manganelli, e associazioni di volontariato compiacenti (protezione civile, medici senza frontiere).
Nel capannone della dogana, inoltre si pianifica la deportazione nei Cpt, si organizza il trasferimento di minorenni verso strutture dalle quali spariscono nel nulla, con la collaborazione di aziende di trasporto pubblico e privato quali le ditte Tumino, Accetta e La Terra che collaborando alle deportazioni lucrano sui bisogni degli immigrati.
Il progetto di "umanizzazione" di questa struttura di prima falsa-accoglienza, vorrebbe rendere il lavoro della polizia più agevole, vorrebbe rendere stabile questa sottospecie di Cpt. Per noi occorre aprire il capannone al vero volontariato libero e spontaneo, costituire un luogo di sincera accoglienza per il primo soccorso dei migranti.
IL COORDINAMENTO ANTIRAZZISTA LIBERTARIO rifiuta la falsa alternativa tra un'accoglienza armata e una più umana ma altrettanto militarizzata. Rifiuta l'abbellimento dei Cpt, come sostiene il centro-sinistra, padre di queste strutture segregative. Rifiuta l'antirazzismo di circostanza e l'ipocrisia umanitaria di chi collabora con i carcerieri e ne nasconde le nefandezze. Crede nell'azione antirazzista diretta che parta dal basso per costruire veri percorsi di libertà per tutte/i.

CHIUDERE I CPT: NESSUNO E' CLANDESTINO

Coordinamento Antirazzista Libertario

giovedì, novembre 24, 2005

aggiornamento: altri quattro cadaveri ritrovati in mare

Sono sette finora i cadaveri dei migranti ritrovati nelle acque del ragusano.
Sale così a 16 il numero delle vittime del naufragio del 18 novembre scorso.

trovati altri tre cadaveri nelle acque del ragusano

Il mare ha restituito altri tre dei 20 migranti dispersi dopo l'utimo naufragio nelle acque di Pozzallo (Ragusa).
Il bilancio delle vittime sale dunque a 12.
Seguiranno aggiornamenti